Direttivo: Davide Susanetti, Adone Brandalise, Marcello Barison, Alvaro Barbieri

Comitato scientifico: Daniela Boccassini (The University of British Columbia), Massimo Bonafin (Università di Genova), Carlo Donà (Università di Messina), Marcello Ghilardi (Università di Padova), Ilaria Malaguti (Università di Padova), Luigi Marfè (Università di Padova), Pablo Maurette (Florida State University), Alessandro Metlica (Università di Padova), Adrián Navigante (Fondation Alain Daniélou), Pier Alberto Porceddu Cilione (Università di Verona), Massimo Stella (Università Ca’ Foscari Venezia), Fabio Tiddia (astrea, Teheran), Francesco Valagussa (Università Vita-Salute San Raffaele), Francesco Zambon (Università di Trento).

Redazione: Fabio Berlanda, Gianluca Di Teodoro, Giovanni Salvagnini Zanazzo, Giovanni Sette. 

I Quaderni di Archetypon sono il luogo nel quale si riversano discorsi e ragionamenti sorti all’interno – o a ridosso – dell’omonimo seminario permanente, che mette capo al Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova. La zona di convergenza delle ricerche pubblicate in questa serie non si dà nell’affiliazione a una specifica branca disciplinare o a un settore specialistico, e neppure nell’adesione a un qualche quadro di riferimento teorico-metodologico, bensì nell’idea di sondare plessi simbolico-letterari e nuclei immaginali che aspirano a trascendere la dimensione reificata del fatto positivo, dell’evidenza documentale o della scheda di Grundriss. I testi e le questioni su cui fanno fulcro le inchieste del Progetto Archetypon non sono propriamente “materiali” di studio, ossificati in schedari e consegnati agli almanacchi delle scienze, né intendono ridursi a oggetti da descrivere secondo le procedure di protocolli filologicamente rigorosi, ma aspirano a costituire occasioni trasformative, momenti di spaesante tensione conoscitiva e di attraversamento esperienziale. Più che la costruzione di uno spazio di esercizio critico, ciò che interessa questi Quaderni è il punto in cui si rompe il dispositivo epistemologico convenzionale: quello per cui un soggetto agente osserva un “dato” passivamente squadernato sotto il suo sguardo indagante. Nelle riprese del racconto mitico, come nelle riattivazioni delle formule di pathos, gli angoli prospettici si confondono. «In altri termini, il mito che inizialmente si offre all’investigazione come un reperto progressivamente si sfila dalla posizione di ciò che è guardato per ricomparire alle nostre spalle come ciò che ci sta guidando nel nostro stesso guardare. Ciò che era un presupposto diviene qualcosa che accade mentre ci occupiamo di lui – di lui, più che di esso, proprio per sottolineare la natura autonoma ed attiva del suo muoversi all’interno del nostro operare» (Adone Brandalise, I tempi del mito. Teoria e narrazione in Heinrich Zimmer).

Tutti i fascicoli saranno sottoposti a revisione tra pari in doppio cieco e verranno offerti in open access nella piattaforma digitale di Padova University Press.

A fianco dei Quaderni, che si presentano come sillogi di interventi e volumi collettivi, il Progetto Archetypon promuove la pubblicazione di ricerche monografiche, saggi di largo respiro, edizioni critiche e commentate di fonti e classici della letteratura e del pensiero filosofico-religioso (Libri di Archetypon).

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