IL TERRORISMO DI DESTRA E DI SINISTRA IN ITALIA E IN EUROPA

Storici e magistrati a confronto

La compresenza del terrorismo di destra e di sinistra in Italia è di per sé un problema  storico che merita grande attenzione; altrettanto decisivo è interrogarsi sulle

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Year
2018
Pages
446
ISBN
978-88-6938-118-8
SKU
9788869381188

La compresenza del terrorismo di destra e di sinistra in Italia è di per sé un problema  storico che merita grande attenzione; altrettanto decisivo è interrogarsi sulle ragioni dell’eccezionale resistenza offerta all’urto repressivo dalla violenza politica che attraversa un quindicennio della vita dell’Italia repubblicana, segnando col sangue e col terrore una stagione ben più lunga di qualunque altra esperienza europea di terrorismo politico-rivoluzionario, come dimostra la cronologia del caso tedesco e francese (tralasciando ovviamente, per il loro contenuto più radicalmente «nazionale», i casi pur coevi e contigui del terrorismo irlandese, basco e palestinese).

A ben guardare tali problemi non riguardano solo il passato ma coinvolgono anche gli interessi attuali dell’opinione pubblica, della società e delle istituzioni del nostro Paese, e sono destinati a condizionarne certamente il futuro se non saranno chiarite le numerose zone d’ombra che hanno reso fino ad oggi indecifrabili, oscure e marginali questioni essenziali: in primo luogo quelle relative alla strategia, cioè alle ragioni e ai fini politici del terrorismo. In secondo luogo quelle relative alle dimensioni nazionali e sovranazionali del fenomeno, ai nessi organizzativi e operativi fra gli strateghi o mandanti e gli esecutori. In terzo luogo, ma non in ordine di importanza, quelle relative all’individuazione delle responsabilità politiche dei poteri dello Stato.

A ragionar di tutto ciò in queste pagine, sul versante storiografico, si trovano soprattutto giovani studiose e studiosi che non hanno conosciuto direttamente quegli anni e sono dunque immuni dai pregiudizi ideologici che possono irretire chi quella stagione ha attraversato. E lo fanno con un’attenzione primaria al «buon metodo storiografico» che non può prescindere da un’attenta ed esauriente analisi documentaria. Di fronte a loro un nutrito gruppo di magistrati che quegli anni invece hanno vissuto in prima fila, impegnati nelle indagini più delicate sui fatti di terrorismo e che sulla base delle loro personali esperienze, ma con grande e solido controllo della documentazione non solo di origine giudiziaria, ricostruiscono le vicende più significative e più tragiche dell’eversione e il dipanarsi della strategia della tensione, da Piazza Fontana, alla Rosa dei Venti, alle stragi di Peteano, della questura di Milano, di Brescia, dell’Italicus e di Bologna, al terrorismo del «7 aprile».